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MEDIA – A ‘Valore Italia’: Innovazione, territorialità, fare rete per uscire dalla bufera Covid


L’associazionismo d’impresa possiede le chiavi giuste per superare la crisi generata da tanti mesi di fermo e di stop and go. Parola del Presidente di Confartigianato Marco Granelli che in un’intervista pubblicata sul numero di dicembre di ‘Valore Italia’, allegato de ‘Il Giornale’, indica il modello di Confartigianato, che unisce innovazione, territorialità e collaborazione a rete, per essere vicini ai bisogni degli imprenditori e aiutarli ad uscire dalla bufera Covid. Per Granelli è prioritario investire in infrastrutture e portare le piccole imprese sui mercati mondiali, facendole diventare sempre più glocal.

Di seguito un ampio stralcio dell’intervista del Presidente Marco Granelli.


Quali comparti economici hanno accumulato le perdite più significative durante il lockdown e con quali iniziative – al netto delle misure di sostegno promesse – stanno cercando di reagire a questa fase molto critica?

A soffrire maggiormente sono i settori della moda e dei mobili, insieme ai comparti legati al turismo, alla ristorazione, agli eventi, in cui operano numerose imprese artigiane, dai fotografi al trasporto di persone. Ma gli artigiani e le piccole imprese hanno anche dato una grande prova di reattività alle difficoltà create dalla pandemia, innanzitutto sul fronte degli investimenti in tecnologie digitali e della diversificazione delle modalità di vendita. Basti dire che durante questi mesi di crisi sono 122mila in più i piccoli imprenditori che hanno utilizzato l’e-commerce per vendere i loro prodotti. L’uso di canali alternativi di vendita è stato più diffuso nelle imprese dell’alimentare, seguite da quelle dei servizi e del manifatturiero in generale.


E’ di poche settimane fa il varo del Decreto Ristori Bis, l’ennesimo che dovrebbe mitigare l’impatto del Covid sulle imprese. Quale effettiva ricaduta stanno avendo finora questo tipo di provvedimenti?

Grazie alle nostre azioni nei confronti del Governo, abbiamo ottenuto che il Ristori bis venisse in parte corretto per includere settori in cui operano artigiani e piccole imprese e che non erano compresi nel primo Dl Ristori. Nonostante questo, i provvedimenti del Governo mostrano troppe complessità e rischiano di discriminare imprese di settori affini. Per questo noi insistiamo nel dire basta con la rincorsa dei Codici Ateco, perché è come svuotare il mare con il secchiello. Bisogna indennizzare tutti gli imprenditori che hanno subito gravi perdite di fatturato, indipendentemente dalla loro appartenenza a settori e ambiti di mercato, e con un riferimento temporale al semestre più aggiornato del 2020 e non più al solo mese di aprile. Per individuare i fatturati che sono crollati è presto fatto: è sufficiente utilizzare e confrontare i dati della fatturazione elettronica, obbligatoria per le imprese dal 2019, che sono già in possesso della Pubblica amministrazione.


La robusta iniezione di fondi europei attesi dall’Italia rappresenta un’occasione da non sciupare. Quali assi prioritari di intervento avete indicato per il loro utilizzo?

Abbiamo un’occasione straordinaria per rimuovere gli ostacoli che impediscono all’Italia di crescere e per valorizzare i nostri punti di forza, vale a dire l’artigianato e le micro e piccole imprese diffuse sul territorio, dotate di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Non possono esserci esitazioni. Tutto il Paese deve rispondere in modo coeso a questa sfida con proposte serie, ragionate ed efficaci. Le risorse europee devono servire a realizzare investimenti in infrastrutture materiali e immateriali di collegamento delle persone, delle merci e delle informazioni, che significa banda larga su tutto il territorio, sanità con una maggiore presenza di telemedicina, alta velocità anche lungo la dorsale adriatica. Ma anche, e soprattutto, formazione delle competenze e innovazione digitale e un grande piano strategico di rilancio delle piccole opere da rendere immediatamente cantierabili. Senza dimenticare una delle sfide più importanti: la semplificazione normativa, burocratica, fiscale, per liberare finalmente le imprese da adempimenti e costi inutili.


L’emergenza sanitaria ha rimesso ancora più al centro il tema della transizione green. Quali scelte occorre compiere per aprire nuovi orizzonti di ripartenza anche su questo versante?

La sostenibilità ambientale è una ‘vocazione’ delle piccole imprese: lo certificano i dati Istat secondo i quali nel 2018, ben 670mila piccole imprese hanno svolto azioni per ridurre l’impatto ambientale. Tra le iniziative da mettere in campo, bisogna puntare alla riqualificazione in chiave green e alla messa in sicurezza del patrimonio immobiliare. Per fare questo noi chiediamo di rendere strutturali tutti gli incentivi per le ristrutturazioni edilizie e di garantire la durata triennale per il superbonus 110%. Mai come ora gli imprenditori e i consumatori hanno bisogno di certezze per questo tipo di misure che fanno bene all’ambiente, all’economia e all’occupazione.


Confartigianato ha parlato di «una nuova Legge quadro dell’artigianato che si ispiri al modello europeo». Su quali capisaldi dovrebbe fondarsi e che importanza assumerebbe, anche in ottica post-Covid?

Vogliamo consentire alle imprese di rafforzarsi sia da un punto di vista dimensionale, sia dal punto di vista finanziario, incentivandone la capitalizzazione. Una nuova legge quadro per l’artigianato che superi i limiti dimensionali dell’impresa artigiana, portandola fino ai 50 dipendenti, è una condizione indispensabile per rendere più competitivi sul mercato globale i prodotti e i servizi artigiani. Le nostre imprese potranno così esprimere al meglio la propria identità e quel ‘valore artigiano’ fatto di creatività, ingegno, saper fare, unicità che hanno da sempre contraddistinto l’eccellenza manifatturiera made in Italy nel mondo.

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