INNOVAZIONE – Digital economy: a che punto sono le piccole imprese?

23.04.2019

 

Le piccole imprese sono sempre più digitali: gli artigiani che si sono lanciati nella web economy sono quasi 11.000 e negli ultimi 3 anni sono aumentati del 3,5%. Numeri che crescono soprattutto in Veneto, Lazio e Toscana, per soddisfare la domanda di servizi Internet, portali web, software e commercio elettronico.

 

Un mercato in continua espansione e dalle grandi potenzialità per i piccoli imprenditori che è stato analizzato da Confartigianato nel corso della Convention dei servizi associativi svoltasi l’11 e il 12 aprile.

 

Ma che si scontra con i problemi infrastrutturali del Paese. Secondo Confartigianato, infatti, le imprese italiane connesse alla banda ultra larga sfiorano il 27% cento, mentre nell’Unione Europea si supera il 40%. Un gap che si riflette sull’attività commerciale delle aziende: infatti, da noi la quota di piccoli imprenditori che vende i prodotti on line si ferma al 9,4% mentre in Europa si supera il 15%.

 

Per correre nell’economia digitale servono competenze specifiche: una sfida raccolta dal 14% delle piccole imprese che nel 2018 hanno realizzato corsi di formazione Ict per i propri collaboratori. Ma quasi un terzo dei piccoli imprenditori continua a denunciare difficoltà di reperimento di manodopera specializzata in tecnologie 4.0 e con capacità matematiche e informatiche.

 

Secondo Confartigianato, le piccole imprese italiane hanno varcato le frontiere dell’innovazione anche per quanto riguarda la robotica. Sono, infatti, circa 9.500 i piccoli imprenditori che utilizzano i robot nelle fasi di produzione. L’energia poi, in particolare nella produzione e gestione di fonti rinnovabili, è un altro settore dove cresce la presenza delle piccole imprese: da 3.600 aziende del 2009 siamo passati a 12.700 imprese a fine 2018.

 

Innovazione sì, ma con l’anima, la passione, la creatività dell’uomo. Perchè non c’è intelligenza artificiale o algoritmo che possa copiare il sapere artigiano oppure imitare o sostituire le cose belle e ben fatte che nascono nelle nostre imprese.

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