Congiuntura secondo trimestre 2019: Verso una svolta negativa? Massetti: un rallentamento che nasce da un contesto in difficoltà, serve stimolare gli investimenti

30.07.2019

 

 

 

“Con l’andamento di questo trimestre, temiamo si possa iniziare a parlare di svolta negativa: pur a fronte di un andamento della produzione manifatturiera artigiana di poco sopra allo zero, la maggior parte dei settori fa registrare una contrazione, e così avviene per gli ordinativi sul mercato interno. – afferma Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Lombardia, a commento dei dati della congiuntura lombarda presentati oggi – Il fatto è che questo generale rallentamento dura da un po’, ed è trasversale, sta colpendo un po’ tutte le imprese, e non solo in Italia. È un rallentamento che ha le sue radici in un contesto macro-economico in difficoltà, con una più generale crisi della manifattura in Paesi come la Germania e conseguenze pesanti della guerra dei dazi tra USA e Cina sull’Eurozona, che ha nell’export uno dei punti di forza della propria economia”.

 

Nel secondo trimestre 2019 si registra una variazione congiunturale della produzione delle aziende artigiane manifatturiere positiva, ma di intensità minima (+0,2%), così come per il dato tendenziale (+0,3%). L’indice della produzione sale a quota 98,2 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), restando ancora sotto quota 100.

 

L’analisi settoriale evidenzia una maggior numero di settori in contrazione rispetto a quelli in crescita (6 settori su 11) ma con intensità delle variazioni più contenuta così che, in media, la crescita riesce a prevalere. La contrazione maggiore si registra per il settore pelli-calzature (-2,4%), seguito da: siderurgia (-2,2%), carta-stampa (-1,1%), abbigliamento (-0,9%), tessile (-0,4%), meccanica (-0,2%). Trainano i settori in crescita di questo trimestre i minerali non metalliferi (+5,8%) seguiti da legno-mobilio (+2,9%), alimentari (+0,7%) e gomma plastica (+0,3%). Le manifatturiere varie non registrano variazioni in questo trimestre.

 

Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: ad aumentare sono sia la quota di aziende in crescita, che arriva al 41%, sia la quota delle aziende in contrazione che salgono al 37%, entrambe a discapito delle aziende stazionarie che scendono al 22%.

Il fatturato a prezzi correnti cresce ancora su base annua (+0,8%) ed è positiva anche la variazione rispetto al trimestre precedente (+0,5%).

 

Gli ordini interni dell’artigianato manifatturiero sono in contrazione sia su base annua (-1,2%) sia rispetto al trimestre precedente (-0,3%). Crescono, invece, gli ordini esteri (+7,5% tendenziale e +3,3% congiunturale) ma la quota del fatturato estero sul totale rimane poco rilevante (8% del fatturato totale).

 

Il saldo occupazionale è positivo (+0,7%), per via della riduzione del tasso d’ingresso al 2,8% non contrastata dal tasso d’uscita che rimane stabile al 2,1%. Considerando la variazione congiunturale al netto degli effetti stagionali, il risultato rimarca la stabilità dei livelli con una variazione leggermente positiva (+0,4%) in linea con lo scorso trimestre. In calo il ricorso alla CIG con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 2,6% e la quota sul monte ore allo 0,5%.

 

Le aspettative degli imprenditori artigiani sono piuttosto pessimistiche, con saldi tra previsioni di crescita e diminuzione negativi per quasi tutte le variabili. Solo le aspettative sulla produzione migliorano leggermente, ma rimanendo in territorio negativo, con le aspettative di contrazione dei livelli produttivi che prevalgono ancora.

 

“I dati di questo trimestre derivano dalla somma di diversi fattori, non solo la crisi dell’export europeo, ma anche il venir meno dell’utilizzo degli incentivi e il conseguente calo degli investimenti, oltre che un generale calo delle aspettative – conclude MassettiA preoccuparci di più è però il rallentamento della domanda interna, che rischia di abbattersi sulle nostre imprese e in particolare sulle molte sub-fornitrici. Come ribadiamo da tempo, siamo convinti che la chiave per andare verso una ripresa sia stimolare gli investimenti, far lavorare le imprese qui, sul territorio, aiutandole ad essere sempre più tecnologicamente aggiornate e quindi competitive”.

 

Il focus di approfondimento di questo trimestre è dedicato alle filiere e relazioni tra imprese e mira a fornire alcune informazioni utili per cogliere quanto siano diffuse le relazioni interaziendali e aggregative tra le imprese lombarde, quali siano le loro caratteristiche, come le imprese valutino i vantaggi che derivano dall’appartenere a reti di impresa nelle sue diverse forme e quanto siano estese le interdipendenze delle imprese con clienti e fornitori.

 

Le imprese artigiane propense a qualche forma di aggregazione sono il 2,3% in media, da un minimo dell’1,7% delle micro-imprese al massimo del 3% per la classe 6-9 addetti.

Delle imprese che dichiarano di appartenere ad una qualche forma aggregativa, quasi il 50% afferma che questa aggregazione è formalizzata.

Le imprese industriali ritengono mediamente più vantaggioso l’appartenere a una qualche forma di aggregazione rispetto alle imprese artigiane. Per l’artigianato, gli aspetti valutati più positivamente sono quelli legati agli aspetti economici e di mercato (accesso ai nuovi mercati e la riduzione dei costi) e alla formazione e sviluppo delle competenze.

 

Le imprese artigiane hanno i clienti principali spesso in prossimità dell’impresa stessa o al più nella stessa regione. La quota di fatturato attribuibile al cliente principale non risulta particolarmente influenzata dalla dimensione aziendale ma solo dall’appartenenza o meno al comparto artigiano. L’artigianato rileva una maggior dipendenza dal cliente principale, con quasi una quota doppia di imprese che ricavano più del 75% del fatturato dal cliente principale (8,0%) rispetto all’industria (4,7%). Anche relativamente alla dimensione del cliente principale, industria ed artigianato mostrano risultati differenti: se per l’industria il cliente principale è più spesso una grande impresa con oltre 250 addetti (44,2%), per l’artigianato è più spesso una micro/piccola impresa fino a 50 addetti (53,4%).

 

Quanto rilevato per i clienti principali è riscontrabile anche per i fornitori/subfornitori principali, con supply chain locali per l’artigianato ed a più ampio raggio per l’industria. Le imprese artigiane mostrano un legame più forte con il fornitore/subfornitore principale, con una quota di acquisti superiore al 25% nel 44,1% dei casi contro il 33,5% dei casi dell’industria.

 

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