APPALTI – Confartigianato contro la stretta sulle ritenute. Intervenga il Ministro dell’Economia Gualtieri

28.10.2019

 

Confartigianato dice no all’ennesimo aggravio burocratico e pesante drenaggio di risorse ai danni delle imprese. Si tratta di una misura previste nel Decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020 in tema di responsabilità solidale del committente per il versamento di ritenute applicate da imprese appaltatrici e subappaltatrici. 

 

Confartigianato, tra gli altri,  ha inviato il 23 ottobre al Ministro dell’Economia e Finanze Roberto Gualtieri una lettera nella quale sollecita l’urgente e tempestivo intervento del Governo per evitare l’approvazione della norma e la sua entrata in vigore. L’allarme lanciato da Confartigianato e dalle altre sigle delle imprese si riferisce alla norma in base alla quale in tutti i casi in cui un committente affidi ad un’impresa l’esecuzione di un’opera od un servizio, il versamento delle ritenute fiscali peri lavoratori dipendenti impiegati nell’appalto, debba essere effettuato direttamente dal committente stesso.

 

Questo fa sì, come si ricorda nella lettera, che l’appaltatore o subappaltatore dovrà fornire la provvista finanziaria necessaria al versamento, nonché i dati utili all’identificazione del personale, o, in alternativa, chiedere di compensare tali importi con i corrispettivi fino a quel momento maturati. Ma non solo, perché le imprese appaltatrici e subappaltatrici non possono compensare “crediti verso l’Erario con i debiti fiscali e contributivi, senza che sia preventivamente provata dall’Amministrazione finanziaria alcuna violazione fiscale a loro carico.

 

Insomma, si tratta di una misura che comporta nuovi e complessi oneri perché, si legge nella lettera inviata al Ministro dell’Economia, delinea una complessa procedura di comunicazione tra l’impresa committente e le imprese appaltatrici e subappaltatrici, nonché l’agenzia delle Entrate.

 

Un onere che però appare sproporzionato rispetto al recupero di risorse chela relazione tecnica attribuisce alla norma, circa 71 milioni di euro che ben potrebbero essere recuperati da altre poste del bilancio pubblico, senza ricorrere ad un aggravio nella gestione amministrativa delle commesse che potrebbe paralizzare l’esecuzione dei contratti e frenare l’attività economica del Paese.

 

Del resto, viene ricordato come una norma simile contenuta nel decreto Visco-Bersani era stata poi abrogata dal Dlgs 175/2014 perché nel tentativo, condivisibile, di contrastare l’evasione fiscale, con particolare attenzione al fenomeno dell’utilizzo di lavoratori in nero, la norma finiva per porre pesanti oneri amministrativi sulle imprese ‘oneste’, senza riuscire a contrastare efficacemente tali fenomeni evasivi.

 

E anche in questo caso, Confartigianato chiede un necessario ed urgente, tempestivo ripensamento sulla misura da parte del Governo, che ne eviti del tutto l’approvazione definitiva e la conseguente entrata in vigore, al fine di salvaguardare l’operatività di interi settori dell’economia nazionale.

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