AMBIENTE – Problemi ambientali più preoccupanti in Lombardia: inquinamento (63%), cambiamenti climatici (53%) e rifiuti (44%).

15.01.2020

 

L’analisi dell’ultimo Annuario statistico dell’Istat pubblicato a fine dicembre evidenzia che in Lombardia nel 2018 i problemi ambientali che maggiormente preoccupano gli abitanti sono l’inquinamento dell’aria, nei confronti del quale esprime preoccupazione il 62,6% delle persone di 14 anni ed oltre, i cambiamenti climatici con il 53,2%, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti con il 44,2% e l’inquinamento di fiumi, laghi, mari, ecc. con il 43,5%.

Tali problemi registrano un significativo aumento nell’ultimo anno, con percentuali in crescita rispetto al 2017 di 8,3 punti per la gestione rifiuti, di 7,1 punti per l’inquinamento dell’aria e di 6,2 punti per i cambiamenti climatici. In crescita da parte dei cittadini lombardi anche le preoccupazioni per Esaurimento delle risorse naturali (+4,5% p.), Catastrofi provocate dall’uomo (+2,6 p.) e Effetto serra, buco dell’ozono (+1,6 p.).

 

Nella classifica con le altre regioni, la nostra, per quota di persone maggiormente preoccupate rispetto ai diversi problemi ambientali si posiziona:

 

- 1^ per inquinamento dell’aria;

-2^ per esaurimento delle risorse naturali;

-3^ per inquinamento di fiumi, laghi, mari, ecc.;

-4^ per inquinamento acustico e per la rovina del paesaggio;

-6^ per estinzione di alcune specie vegetali/ animali, per cambiamenti climatici e per distruzione delle foreste;

-7^ per effetto serra, buco dell’ozono;

-12^ per la produzione e smaltimento di rifiuti;

-14^ per catastrofi provocate dall’uomo;

-18^ per dissesto idrogeologico;

-19^ per inquinamento elettromagnetico;

-20^ per inquinamento del suolo.

 

I problemi ambientali hanno ricadute economiche rilevanti e numerosi studi e ricerche stanno approfondendo tale impatto. Un recente paper dell’Ocse fornisce alcune evidenze sulla riduzione dell’attività economica causata all’inquinamento atmosferico. L’analisi combina misure dell’inquinamento basata su rilevazioni dal satellite con statistiche sull’attività economica nelle regioni dell’Unione europea nel periodo 2000-15. Le stime mostrano che un aumento del 10% della concentrazione di particolato fine PM 2,5 provoca una riduzione dello 0,8% del PIL reale nello stesso anno. Il 95% di questo impatto è dovuto alla riduzione della produttività del lavoro. I risultati suggeriscono che le politiche pubbliche per ridurre l’inquinamento atmosferico possono contribuire positivamente alla crescita economica. Nello specifico dell’Italia lo studio evidenza che il rispetto degli obiettivi di riduzione dell’inquinamento stabiliti nella direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria, tenendo conto dei costi di abbattimento, determinerebbe una crescita dell’1,5% del PIL tra il 2010 e 2020.

 

 

 

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