TRASPORTI – Green Deal europeo, il paradosso: più fondi ai Paesi UE con meno tasse ambientali

12.02.2020

 

Le aspettative delle imprese sono influenzate positivamente dai programmi pubblici di investimenti green, con benefici sulla propensione ad investire e sulla domanda di lavoro. Una recente survey di Confartigianato Lombardia condotta su oltre 1800 imprese evidenzia che il 26,4% delle imprese rispondenti registra effetto positivo sulle previsioni di impresa, a fronte del 4% delle imprese che ne rileva un effetto negativo. Si tratta del fattore più rilevante nell’influenzare positivamente le previsioni di impresa davanti al trend dei prestiti e all’andamento del commercio internazionale. L’influenza positiva delle politiche pubbliche per l’ambiente sale significativamente per le imprese delle Costruzioni.

A fronte degli effetti positivi sulle aspettative delle imprese vanno rilevati anche alcuni aspetti critici, e in particolare legati alla distribuzione delle prime risorse nell’ambito dei programmi europei.  Lo scorso 14 gennaio è stato lanciato il Green Deal europeo con “almeno 1.000 miliardi di € di investimenti sostenibili nei prossimi dieci anni“, un programma ambizioso dato che 100 miliardi all’anno rappresentano il 3,5% degli investimenti totali dell’Ue a 27, posta che negli ultimi dieci anni è salita di 258 miliardi di euro. Parte del piano è costituito dal ‘meccanismo per una transizione giusta’ finalizzato a sostenere le economie più dipendenti dai combustibili fossili e che prevede di mobilitare investimenti per 100 miliardi di euro nel periodo 2021-2027, con un Fondo dell’UE per una transizione giusta (Just Transition Fund, JTF) di 7,5 miliardi di euro.

L’orientamento delle risorse influenza la competitività dei sistemi produttivi. Va osservato che i processi di transizione verso una maggiore sostenibilità sono normalmente finanziati dalla tassazione ambientale. Secondo l’ultima rilevazione di Eurostat riferita al 2017 in Italia le entrate su ambiente ed energia sono pari al 3,3% del PIL, mentre nella media tra Germania e le economie satelliti scende al 2,0%: questo divario di 1,3 punti di PIL equivale ad una minore tassazione ambientale per questi sei paesi pari a 55.410 miliardi di euro.

Per Confartigianato è doveroso che l’Italia incida nel processo di destinazione dei fondi per l’ambiente ai vari Paesi Ue  facendo sentire la propria voce a Bruxelles e mostrando la dinamica virtuosa già intrapresa con le scelte operate dal Governo nazionale sulla transizione ambientale in un settore cardine, troppo spesso demonizzato a priori, come quello dell’autotrasporto. 

Un meccanismo che associasse ai fondi europei un maggiore livellamento della tassazione ambientale garantirebbe più equilibrio alla competizione tra imprese. Su questo fronte un esempio particolarmente calzante è fornito proprio dall’autotrasporto. Il traffico merci internazionale tra Italia e paesi dell’Unione europea è per il 19% gestito da vettori polacchi e per il 17% da vettori nazionali. Le imprese di autotrasporto polacche sono diventate un player dominante sul mercato italiano grazie anche ad una minore tassazione ambientale: secondo i recenti dati dell’Ocse (QE 18/11/2019) la tassazione per unità di CO2 emessa nel settore dei trasporti su strada in Polonia è di 132,8 euro per tonnellata di CO2, il 44,9% in meno dei 241 euro/t pagati in Italia. L’accisa su mille litri di gasolio in Polonia è di 346 euro, il 43,9% in meno dei 617,4 euro pagati in Italia. Con il JFT la Polonia riceverà 2.000 milioni di euro; tali risorse potrebbero essere reperite alzando la tassazione ambientale: se in Polonia il prelievo green, in rapporto al PIL, si allineasse a quello italiano, si genererebbero risorse da destinare alla transizione energetica per 2.854 milioni di euro, si alzerebbero le accise degli autotrasportatori polacchi e le imprese italiane potrebbero operare in condizioni di maggiore equilibrio competitivo.

 

 

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