SONDRIO - Coronavirus. Servono interventi mirati per le imprese che hanno subito danni e stop all’allarmismo di questi giorni. La Provincia di Sondrio non si è fermata e saprà reagire. Occorre uscire dall’emergenza ed entrate nella fase della ragionevolezza.

02.03.2020

 

“La settimana che si sta concludendo è stata all’insegna dell’emergenza e della preoccupazione. Assieme ai timori spesso alimentati da un sistema della comunicazione fuori controllo, è emersa chiara anche la voglia di superare questo difficile momento e soprattutto di accantonare l’allarmismo ingiustificato.

Il sistema delle piccole imprese è quello che rischia di pagare un prezzo altissimo se non si inverte la rotta.

E’ giunto il momento di abbandonare il panico e di tornare al senso di responsabilità e della misura.

Il  passo falso è dietro l’angolo e il rischio di autolesionismo è elevato.

Quanto tempo ci vorrà per riparare al danno d’immagine causato all’esterno e all’estero per il nostro Paese?”

 

Si potrebbe sintetizzare così il sentimento dei piccoli imprenditori della provincia di Sondrio che il Presidente di Confartigianato Imprese Sondrio Gionni Gritti ha deciso di fare suo e di condividere attraverso i media locali.

 

In questa settimana di fronte ai singoli casi di contagio (destinati ad aumentare) i cittadini hanno potuto apprezzare la celerità e l’efficacia con cui si sono mossi i Sindaci interessati di concerto con la Prefettura e le Autorità sanitarie. Non sono mancati errori e sviste che in una situazione di emergenza possono essere comprensibili a patto che non si ripetano.

 

Certo in una siffatta situazione il rischio di errori grossolani è dietro l’angolo così come molte reazioni sono parse da subito spropositate e spesso ingiustificate.

Non era chiara fin dall’inizio - ad esempio - l’efficacia della chiusura alle 18,00 dei Bar così come è del tutto ingiustificato l’annullamento - anziché la sospensione o il rinvio - dei viaggi e delle visite di istruzione. Le imprese di trasporto persone si sono viste fioccare in settimana una ridda di annullamenti; in questo senso ci aspettiamo una netta presa di posizione da parte del Ministero dell’Istruzione e dell’Ufficio Scolastico Provinciale verso i Dirigenti Scolastici.

 

In una terra che vive di turismo bene hanno fatto le Amministrazioni locali dell’Alta Valtellina a sollevare subito il tema delle ripercussioni negative sull’economia di queste terre; un grido d’allarme che riguarda in egual misura tutte le località turistiche della valle.

 

Come Associazione di categoria abbiamo rispettato fin da subito il lavoro di tutte le Istituzioni sanitarie  ma non abbiamo mancato di sottolineare ai Tavoli di concertazione le preoccupazioni e la necessità di approntare misure immediate per supportare le imprese.

 

Lo abbiamo fatto a livello regionale con la partecipazione agli “Stati Generali” convocati dal Presidente della Regione Lombardia ad inizio settimana; in questa occasione sono state illustrate le ripercussioni sul sistema economico e produttivo della regione.

A livello nazionale Confartigianato ha partecipato ai diversi incontri promossi dai Ministeri competenti (Ministero dell’Economia, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero della Salute).

In tutte le occasioni l’intervento è stato fatto nel massimo e doveroso rispetto delle priorità che in questo caso erano e sono da assegnare alla salute dei cittadini.

In questi giorni abbiamo apprezzato l’invito (un po’ tardivo) a rivolgersi solo alle fonti ufficiali e a non dare alcun credito alle fonti diverse spesso farcite da false informazioni o da mezze verità. 

 

L’approccio di tutte le istituzioni in questa prima fase (di emergenza) è stato teso a preservare la salute e ciò è corretto ma questa fase è passata, ora è necessario ridefinire le priorità e pensare alle conseguenze economiche di quel che sta succedendo.

 

Nei primi decreti di intervento le aree sono state contrassegnate come zone “rosse” e zone “gialle”. Per le prime sono stati approntate misure anche a favore delle imprese e dei lavoratori mentre per le zone gialle ancora no. Per ovvie ragioni l’individuazione delle zone è stata fatta seguendo un criterio sanitario ma che non rispecchia le reali ripercussioni sul tessuto delle imprese.

 

Questo criterio può avere una sua logica in una prima fase ma non può essere sostenuta nelle fasi successive. Vi sono infatti molte imprese che per la natura delle loro produzioni o dei loro servizi, hanno subito e subiranno un danno economico rilevante pur non avendo sede in una zona “rossa”. Queste realtà non possono essere lasciate sole.

 

Nei giorni scorsi l’emergenza Coronavirus ha messo in luce anche un altro aspetto che riguarda specificatamente solo le realtà di montagna come la nostra. Si è spesso discusso e si sono messe in atto forme di “smart working” per limitare i contatti diretti. Queste forme di organizzazione del lavoro vanno incentivate ma a condizione che tutti siano ugualmente dotati dal punto di vista tecnologico; purtroppo sappiamo che non è così perché la Montagna ha un deficit (“digital divide”) che crea divari sociali ed economici.

 

Come sistema Confartigianato abbiamo dato il via ad un sondaggio web per avere dalle imprese alcuni dati sull’impatto reale ed effettivo di questa fase di “emergenza” e con l’evidenza oggettiva dei numeri chiederemo a Regione e a Governo di approntare strumenti per le piccole imprese.

 

Crediamo in tal senso che l’Italia possa rivendicare all’Unione Europea un periodo di moratoria rispetto ai rigidi criteri imposti alla Finanza Pubblica sia centrale che degli enti locali. L’Unione Europea non potrà far finta di nulla ma l’efficacia di tali richieste dipenderà in buona parte dall’unità unità che sapranno dimostrare i rappresentanti politici e tutto il mondo dell’impresa, del lavoro e della Finanza.

Questa “moratoria” consentirebbe di mettere in campo alcune azioni : proroghe delle scadenze fiscali, contributive, amministrative e dei finanziamenti, forme di sostegno al reddito, Fondi di Garanzia e riconoscimento dei danni da “fermo azienda”.

 

In questi giorni nonostante le difficoltà, sono stati definiti alcuni importanti accordi con il sindacato dei lavoratori grazie al Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato (FSBA) con alcuni interventi per le imprese e per i lavoratori.

 

Nessuno nei giorni scorsi si è sognato di mettere in dubbio che la salute dei cittadini viene prima di tutto e in omaggio a questo si possono anche comprendere gli errori di valutazione (e troppo spesso di comunicazione) e qualche incomprensibile misura. Adesso però si torni alla normalità e alla realtà.  

 

La situazione non è stata facile ma d’ora in poi facciamo tutti un passo avanti richiamando ognuno alla propria responsabilità personale ed evitiamo che a pagarne le conseguenze siano i soliti noti : i piccoli imprenditori e i loro lavoratori. Tutelare le micro e piccole imprese significa sostenere la competitività dei territori e dei settori oggi compromessa.

 

Il calo delle presenze turistiche, l’annullamento e il posticipo di alcune manifestazione fieristiche solo per citare alcune hanno già compromesso i bilanci di talune imprese; molte di queste hanno sede e operano nelle zone “gialle” e a loro vanno estese le misure già definite per le aree “rosse”.

 

 

 

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