CONGIUNTURA - Secondo trimestre 2020 in negativo per il manifatturiero artigiano lombardo, il futuro si affronta con resilienza e strumenti di sostegno adeguati

30.07.2020

 

“Un salto indietro di 11 anni”. È un’immagine forte, ma efficace, quella che il Presidente di Confartigianato Lombardia Eugenio Massetti usa per descrivere gli effetti della pandemia sugli indicatori economici del manifatturiero artigiano in Lombardia per il secondo trimestre del 2020. “La produzione registra un calo tendenziale del -24,3% e per trovare un calo tendenziale così rilevante occorre tornare alla crisi finanziaria del 2009; l’indice destagionalizzato della produzione (2010=100) è crollato in sei mesi di oltre 24 punti da quota 98,7 a 74,7 e mai prima di questo momento si è registrata una flessione simile in due trimestri consecutivi; il precedente più simile è quello della prima metà 2009 quando l’indice era calato di quasi 22 punti”, continua Massetti. “Serve comunque ampliare lo sguardo guardando oltre il dato negativo lombardo, per vedere che si allarga il divario nel calo tra la Lombardia ed il Paese nel suo complesso. Difatti se nel precedente trimestre la variazione tendenziale nella produzione faceva segnare una differenza tra la Lombardia e l’Italia pari all’1,6%, in questo trimestre la differenza sale al 13,1%. Questo segnala un dato importante: nonostante la Lombardia sia stata una delle regioni più colpite dall’emergenza Covid-19, l’impatto sulla produzione lombarda è stato meno accentuato che nel resto del Paese”.

 

Il secondo trimestre 2020 registra una più forte contrazione della produzione delle aziende artigiane manifatturiere sia rispetto al trimestre precedente (variazione congiunturale destagionalizzata -12,8%) che sullo stesso trimestre del 2019 (la variazione tendenziale scende al -24,3%). L’indice della produzione scende bruscamente a quota 74,7 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), nuovo punto di minimo della serie, allontanandosi ancor più dal recupero che sembrava vicino a fine 2019.

 

LE DINAMICHE SETTORIALI

Il quadro settoriale dell’artigianato è simile a quello dello scorso trimestre. Il settore meno penalizzato è quello Alimentare (-13%) mentre si conferma l’impatto particolarmente pesante per Pelli-calzature (-46,8 %) seguito da Tessile (-34,2%) e Manifatturiere varie (-35,1%). Tra gli altri settori solo la Gomma-plastica (-21,7%) e la Meccanica (-22,7%) mostrano una perdita inferiore alla media, mentre Siderurgia, Minerali non metalliferi, Carta-stampa, Legno-mobilio e Abbigliamento archiviano flessioni dei livelli produttivi comprese tra il -25% e il -30%.

Il dato medio generale nasconde andamenti disomogenei non solo a livello settoriale ma anche tra le stesse imprese: le aziende artigiane che segnalano una forte contrazione produttiva raggiungono il 72% mentre quelle che indicano incrementi di produzione superiori al 5% sono il 17% (erano il 23% nello scorso trimestre). Si sono ridotte significativamente le quote di imprese stazionarie e quelle in crescita o contrazione moderata con una polarizzazione della performance.

 

FATTURATO E ORDINATIVI

Il fatturato a prezzi correnti arretra del 23,5% su base tendenziale con l’indice di Unioncamere Lombardia che si allontana ancor più dal livello dell’anno base (2010=100), faticosamente raggiunto lo scorso anno.

Gli ordinativi subiscono una più forte contrazione per il mercato interno (-22,9% per l’artigianato su base tendenziale). Leggermente più contenuta la contrazione degli ordini esteri: –15,3% La quota del fatturato estero è del 7,5% per le imprese artigiane.

 

DOMANDA E PRODUZIONE

Le aspettative sulla domanda futura degli imprenditori rimangono complessivamente negative ma mostrano un deciso miglioramento rispetto allo scorso trimestre. La possibilità di riapertura di tutte le attività - anche se con costi aggiuntivi legati alle regole di distanziamento e sanificazione - e il rallentamento della pandemia nei paesi economicamente più legati alla Lombardia, hanno portato ad un minore pessimismo degli imprenditori lombardi circa le prospettive di recupero della domanda a partire dal trimestre estivo. Nella lettura del dato bisogna però considerare che il 45% circa degli imprenditori intervistati prevede un livello degli ordini invariato nel prossimo trimestre.

Si registra anche un miglioramento delle aspettative sulla produzione dopo il crollo dello scorso trimestre, che lascia intravvedere alcuni timidi spiragli di ottimismo. Anche in questo caso la quota di imprenditori che prevede livelli stabili per la produzione è intorno al 40%.

 

OCCUPAZIONE

L’occupazione presenta un saldo negativo  (-0,4%) con tassi d’ingresso (1,2%) e uscita (1,6%) in calo rispetto ai trimestri precedenti e attestati sui valori minimi storici. Cresce fortemente il ricorso alla CIG con il 69,8% delle aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione; la quota sul monte ore è del 20,1%.

Per l’artigianato le aspettative sull’occupazione rimangono invece in territorio negativo, pur migliorando rispetto al trimestre precedente.

 

“Scrutando l'orizzonte si riesce a intravedere qualche segnale  che forse ci permette di poter iniziare a sperare. – commenta Massetti - Tra questi  le aspettative da parte degli imprenditori, che nel secondo trimestre mostrano un cambiamento di direzione verso l'alto (pur rimanendo negative), segno di un clima in evoluzione ed espressione di una maggiore fiducia rispetto al futuro. Ci aspettano certo mesi difficili, ma sono pronto a scommettere sul tessuto manifatturiero artigiano lombardo che ha già dato prova più e più volte di essere in grado, facendo leva sulla  sua dinamicità, resilienza e flessibilità di superare ogni ostacolo. Le MPI lombarde hanno espresso la volontà di voler reagire anche questa volta: nel nostro sondaggio di giugno il 56,2 % degli intervistati ha dato indicazione di voler adottare almeno un cambiamento reattivo nei prossimi 12 mesi per rispondere alla crisi-covid-19. Per lo più tra le strategie indicate figurano: l'attivazione/modifica o ampliamento di nuovi canali di vendita, la modifica dell'organizzazione interna dell'impresa, l'ampliamento del numero di committenti, l'apertura a nuovi mercati e l'attivazione di nuove relazioni tra imprese. A farci ben pensare, nonostante le innumerevoli preoccupazioni, è il fatto che si mostrano più resilienti proprio quelle imprese a cui la pandemia a livello economico ha inflitto colpi più profondi: moda, legno arredo, macchinari. Il Covid -19 ha quindi permesso alle imprese tutte, ed in particolare a quelle artigiane, di ripensare al proprio business cercando di oltrepassare difficoltà strutturali che non permettevano a queste di esprimere pienamente il proprio potenziale e la propria capacità competitiva”.

 

“Naturalmente se vogliamo che siano in grado di riuscire a farcela sono e saranno assolutamente necessari strumenti di sostegno capaci di oltrepassare i limiti strutturali rafforzando processi innovativi e fornendo stimoli concreti  all’alfabetizzazione finanziaria e digitale. – conclude Massetti - Solo così le nostre imprese potranno pensare di recuperare quanto perso in così poco tempo e dimostrarsi pronte ad divenire protagoniste del nuovo mondo post pandemia”.

 

 

I dati presentati derivano dall’indagine congiunturale realizzata da Unioncamere Lombardia relativa al secondo trimestre 2020 nell’ambito del progetto Focus Imprese che ha riguardato un campione di più di 1.100 aziende manifatturiere artigiane.

 

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