ATTUALITA' - Querelle Legge Quadro Artigianato, Massetti: “L’artigianato non è una taglia. La crescita non cancella l'identità"

Confartigianato Lombardia sulla riforma della legge quadro: “La Lombardia dimostra che artigianato e piccola impresa possono crescere, innovare e strutturarsi senza diventare altro. Non mettiamo un tetto a chi crea lavoro”
“Non possiamo continuare a chiedere alle nostre imprese di crescere, assumere, innovare e competere sui mercati internazionali e poi dire loro che, se lo fanno, devono perdere la propria identità. L’artigianato non è una taglia”. Così Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Imprese Lombardia, interviene nel dibattito sulla riforma della Legge Quadro dell’Artigianato, richiamando l'esigenza di un ammodernamento sollecitato dallo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e riportando il confronto alla realtà di un sistema produttivo, quello lombardo, nel quale artigianato, micro e piccola impresa e industria sono profondamente interconnessi.
“La Lombardia è probabilmente il luogo migliore dal quale guardare a questa riforma – sottolinea Massetti – perché qui i confini tra piccola impresa, manifattura e industria non sono muri. Sono filiere. Le nostre imprese lavorano insieme, producono componenti per le stesse catene del valore, investono in tecnologia, esportano, innovano e condividono mercati e competenze. È questa integrazione una delle ragioni della forza manifatturiera lombarda”. Un sistema nel quale crescere non rappresenta un'anomalia. I dati sulla manifattura artigiana lombarda mostrano infatti che, tra le imprese con almeno tre addetti, quelle con 10 o più addetti rappresentano circa un quinto delle unità locali ma concentrano il 43% dell'occupazione. Per Confartigianato Lombardia il punto, dunque, non è allargare indistintamente il perimetro dell'artigianato, ma aggiornare una legge nata oltre quarant'anni fa a un sistema produttivo profondamente cambiato. “Un'impresa artigiana di oggi può avere macchinari sofisticati, utilizzare intelligenza artificiale, investire nella transizione digitale ed energetica, esportare in tutto il mondo e avere un'organizzazione più strutturata rispetto a quarant'anni fa. E meno male che è così. Non per questo perde ciò che la rende artigiana: la centralità delle persone, quella capacità di adattare, sperimentare e trovare soluzioni su misura che è uno dei tratti distintivi delle nostre piccole imprese”.
Da qui la risposta alle preoccupazioni sulle possibili distorsioni della concorrenza. “Nessuno chiede corsie preferenziali. E nessuno vuole trasformare una piccola industria in un'impresa artigiana per convenienza. Su questo bisogna essere molto chiari: competere ad armi pari è un principio che condividiamo. Ma la riforma non può essere descritta come uno strumento per ottenere vantaggi contributivi o contrattuali che non prevede”. L’aggiornamento dei limiti dimensionali consente alle imprese che crescono di mantenere la qualifica artigiana, prevedendo per i dipendenti, una volta superati gli attuali limiti, la stessa contribuzione previdenziale applicata alle imprese industriali di pari dimensione. La qualifica artigiana, inoltre, resta distinta dal piano contrattuale e non determina automaticamente il contratto collettivo applicato.
Per Massetti è proprio la prospettiva lombarda a mettere in evidenza il limite dell'attuale impostazione. “Il paradosso è evidente: da anni discutiamo del nanismo delle imprese italiane, della necessità di aumentarne la produttività e di renderle più strutturate. Poi, quando un artigiano vuole assumere, investire e crescere, rischiamo di considerare quella stessa crescita come qualcosa che lo rende meno artigiano. È una contraddizione che dobbiamo superare”.
La riforma della Legge Quadro, secondo Confartigianato Lombardia, deve quindi accompagnare l'evoluzione delle imprese senza cancellarne le caratteristiche originarie. “Non dobbiamo scegliere tra tutelare l'artigianato e far crescere le imprese. Dobbiamo fare entrambe le cose. Perché soprattutto in Lombardia la piccola impresa non è l'anello debole della manifattura: ne è una parte essenziale, spesso altamente specializzata, innovativa e inserita nelle filiere internazionali”. Massetti respinge infine una lettura del confronto come una disputa sui perimetri della rappresentanza. “Non ci interessa spostare un confine di qualche metro per stabilire chi rappresenta chi. Ci interessa che le imprese lombarde siano messe nelle condizioni di diventare più forti. La rappresentanza la scelgono liberamente gli imprenditori; la legge deve invece creare le condizioni perché possano crescere”. E conclude: “La Lombardia ci insegna che piccolo non significa fragile, artigiano non significa arretrato e crescere non significa diventare necessariamente altro. La sfida è permettere all'artigianato vero di diventare più forte, più innovativo e, quando ne ha la possibilità, anche più grande. Senza privilegi, ma anche senza gabbie. Perché mettere un tetto alla crescita delle imprese significa mettere un tetto alla crescita della Lombardia”.



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