COMUNICAZIONE - Sono sempre di più gli imprenditori stranieri in Lombardia, la nostra riflessione sulla stampa
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La carenza di personale è una delle principali emergenze che le nostre imprese stanno affrontando e ha radici profonde, che affondano innanzitutto nella questione demografica. Nascono meno bambini, diminuisce la popolazione in età lavorativa e questo rende sempre più difficile per artigiani e PMI, e non solo, trovare le competenze di cui hanno bisogno. Pensare che esista una soluzione semplice o immediata sarebbe illusorio: le risposte al crollo demografico, se esiste una “risposta”, hanno necessariamente un orizzonte di lungo periodo. Nel frattempo, però, esistono tre grandi bacini sui quali il Paese deve investire con convinzione: i giovani, che dobbiamo tornare ad attrarre verso il lavoro, anche quello manuale (che potrà essere velocizzato ma mai sostituito dalla tecnologia e dall’automazione); le donne, che continuano a registrare tassi di occupazione significativamente inferiori a quelli maschili; e gli stranieri che scelgono l'Italia come luogo in cui costruire il proprio futuro. I numeri ci dicono che quest'ultimo fenomeno sta assumendo una dimensione sempre più rilevante, soprattutto nel mondo dell'artigianato e della piccola impresa, che da sempre rappresentano il primo luogo di ingresso nel mercato del lavoro e, pertanto, anche un primo presidio di integrazione. Dobbiamo guardare questa realtà per quello che è: non un fenomeno temporaneo, ma una componente strutturale dell'economia lombarda. Per questo la sfida è anzitutto sociale e politica.
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C'è poi una riflessione che riguarda direttamente il ruolo delle associazioni datoriali. Oggi, nella maggior parte dei casi, gli imprenditori stranieri di prima generazione avviano la propria attività in autonomia, spesso facendo affidamento (anche dal punto di vista del capitale) sulla rete familiare o, comunque, di prossimità. Il problema è che incontrano il sistema associativo troppo tardi: arrivano quando l'impresa è già entrata in una fase critica, quando fatiche gestionali, difficoltà burocratiche o problemi finanziari hanno già preso una direzione complessa e, talvolta, difficile da invertire. La vera sfida è intercettarli prima, nel momento più delicato e decisivo: quello della start up. Perché accompagnare un'impresa fin dall'inizio significa aiutarla a crescere nella conoscenza, nella comprensione e nel rispetto delle regole, a stare sul mercato, a creare occupazione e a diventare un soggetto attivo della comunità in cui opera. Fare impresa e farla bene è uno straordinario strumento di integrazione. Non esiste politica di inclusione più efficace di un'attività economica che funziona, crea valore, genera lavoro e mette quotidianamente in relazione persone, clienti e territori. Nelle officine, nei cantieri, nei laboratori e nelle botteghe si incontrano persone e si intrecciano storie da ogni angolo del mondo. Si gioca, insomma, una partita decisiva per il futuro della Lombardia e del Paese: riconoscere una trasformazione sociale come opportunità concreta e attuale di crescita collettiva.
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