ENERGIA - Bollette folli: in un anno le MPI lombarde pagano 700 milioni in più rispetto alla media UE

Sono 700 milioni di euro in un anno: è l’extracosto pagato dalle micro e piccole imprese lombarde per l’energia elettrica rispetto alla media europea. Un numero che colloca la Lombardia al primo posto in Italia e che rappresenta da solo oltre il 19% dei 3,7 miliardi di maggiore spesa sostenuta complessivamente dalle MPI nostrane sui competitor europei.
È quanto emerge dall’analisi presentata oggi all’apertura della 22ª edizione della “Energies and Sustainability High School”, organizzata da Confartigianato Imprese Sostenibili in collaborazione con i Consorzi energia Caem, CEnPI e Multienergia.
“Settecento milioni di euro di extracosto non sono soltanto un numero: sono risorse sottratte agli investimenti, all’innovazione, alla crescita e alla capacità delle nostre imprese di competere – sottolinea Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Lombardia –. In una regione manifatturiera come la Lombardia, che compete ogni giorno sui mercati europei e internazionali, non possiamo chiedere alle piccole imprese di correre portandosi sulle spalle uno svantaggio di partenza di queste dimensioni. Il punto non è chiedere agevolazioni, ma ristabilire condizioni di equità: oggi il sistema fiscale e degli oneri sull’energia finisce per penalizzare proprio chi consuma meno. Occorre riequilibrare il carico sulle bollette e intervenire in modo strutturale sul costo dell’energia. La transizione energetica è una sfida che le nostre imprese sono pronte ad affrontare, ma deve accompagnarsi a condizioni che consentano loro di continuare a produrre, investire e creare valore sul territorio”.
A livello territoriale, è infatti lombarda anche la provincia che registra il maggiore extracosto d’Italia: Brescia, con 135 milioni di euro. Seguono, tra i territori lombardi, Milano con 123 milioni, Bergamo con 97 milioni, Varese con 66 milioni, Pavia con 59 milioni, Monza e Brianza e Cremona con 48 milioni ciascuna, Como e Mantova con 37 milioni, Lecco con 26 milioni, Sondrio con 15 milioni e Lodi con 11 milioni.
Il problema lombardo si inserisce in un divario strutturale che riguarda l’intero Paese. Le piccole imprese italiane pagano oggi l’elettricità 25,99 centesimi di euro/kWh, il 17,9% in più rispetto alla media UE, pari a 22,04 centesimi/kWh. L’Italia si colloca così al terzo posto nell’Unione europea per costo dell’elettricità per le piccole imprese, dietro Irlanda e Germania.
A pesare è anche il prelievo fiscale e parafiscale: accise e oneri generali raggiungono in Italia 5,44 centesimi/kWh, il 47,4% in più rispetto alla media europea. E il divario cresce proprio al diminuire delle dimensioni aziendali: per le imprese con consumi inferiori a 20 MWh il carico fiscale supera del 75,5% la media UE, mentre per le grandi imprese energivore risulta inferiore.



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