OSSERVATORIO MPI - Conflitto in Medio Oriente: l’area vale 8,2 miliardi di export per la Lombardia. La nostra regione tra le più esposte alla crisi
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Aggiornamento: 1 giorno fa

Il conflitto divampato in Medio Oriente interessa un’area strategica per l’economia lombarda, sia per la fornitura di commodities energetiche che per la vendita di prodotti Made in.
Un prolungamento della guerra in Medio Oriente alzerebbe il livello di incertezza delle imprese, compromettendo la ripresa in corso degli investimenti e accentuando la frenata del mercato del lavoro.
Il blocco dello Stretto di Hormuz, inoltre, riduce l’offerta mondiale di petrolio e di GNL, generando spinte al rialzo dei prezzi dell’energia, con un significativo impatto recessivo sulle PMI lombarde che già scontano un extra costo di 1 miliardo sull'elettricità rispetto ai competitor europei.
Nel 2025 (ultimi dodici mesi a settembre 2025) le imprese italiane esportano prodotti manifatturieri nell’area del Medio Oriente per 27.303 milioni di euro, pari al 4,5% dell’export manifatturiero totale.
Nei primi 9 mesi del 2025 l'export verso il Medio Oriente è salito del 6,9%, facendo meglio del +3,5% della media del Made in Italy.
Per la Lombardia l’export manifatturiero destinato all’area del Medio Oriente vale 8.159 milioni di euro (ultimi 12 mesi a settembre 2025), pari a circa un terzo del Made in Italy destinato a questi mercati e al 5,1% dell’export lombardo manifatturiero complessivo.
Il primo mercato del Medio Oriente è quello degli Emirati arabi uniti, che vale 2.374 milioni di euro (ultimi 12 mesi a settembre 2025) e che è salito del 9,1% negli ultimi 9 mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, seguito da Arabia Saudita con 2.168 milioni di euro e un aumento del 12,4% nel corso del 2025.
Tra gli altri maggiori mercati del Medio Oriente - che rappresentano almeno l’1% dell’export verso l’area - in espansione nel 2025 troviamo Kuwait con 400 milioni di euro di export, in crescita del 26,6% nei primi 9 mesi del 2025, Oman con 218 milioni di euro, in crescita del 22,9% e Qatar con 815 milioni di euro, in crescita del 17,3%.
Al contrario, segnano una diminuzione delle vendite del made in Lombardia Iran con 170 milioni di euro di export nel 2025, con un calo del 13,7% nel 2025 e il Bahrein con 79 milioni, in calo dell’11,4%.
I settori in cui si esportano prodotti per almeno mezzo miliardo di euro in Medio Oriente sono macchinari e apparecchiature con 2.521 milioni pari al 30,9% dell’export manifatturiero in Medio Oriente, seguito da prodotti chimici con 824 milioni di euro pari al 10,1%, da prodotti della metallurgia con 733 milioni di euro pari al 9,0% e da apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche con 627 milioni di euro pari al 7,7%. Nel complesso i settori con una maggiore presenza di micro e piccole imprese - alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria – cumulano 2.173 milioni di esportazioni in Medio Oriente, 26,6% dell’export totale manifatturiero diretto versi i paesi dell’Area.
Area strategica per l’import di energia
Il Medio Oriente genera il 34,9% delle esportazioni mondiali di petrolio, quota che sale al 42,0% per il petrolio greggio. Secondo le rilevazioni di U.S. Energy Information Administration attraverso lo stretto di Hormuz transita il 26,6% del commercio mondiale di petrolio. Nel 2025 (ultimi dodici mesi a novembre) l’Italia importa 15.966 milioni di euro di beni energetici dal Medio Oriente, pari al 27,4% dell'import totale di petrolio e gas naturale. In particolare, il Qatar è il secondo paese fornitore di GNL dietro agli Stati Uniti, determinando di 33,6% dell'import totale di GNL.
Impatto sulla crescita di uno shock dei prezzi dell'energia
Il conflitto in Medio Oriente ha determinano una fiammata dei prezzi internazionali dell’energia. Una persistente riduzione dell’offerta potrebbe innescare uno shock sui prezzi delle commodities energetiche, con un impatto recessivo sulla crescita dell’economia italiana. Nel Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSB) pubblicato dal Governo lo scorso settembre viene proposto uno scenario di rischio relativo ad una evoluzione meno favorevole rispetto al quadro di riferimento dei prezzi dei beni energetici. Nel caso di quotazioni di petrolio e gas maggiori, rispetto allo scenario di riferimento, rispettivamente, di 10 dollari e 10 euro in un biennio, si registrerebbe un tasso di crescita del PIL inferiore, rispetto al quadro di riferimento del Piano, di 0,1 punti percentuali nel primo anno e di 0,2 punti nel secondo anno.
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