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OSSERVATORIO MPI - Sondaggio d’ascolto "Bilancio 2025 e Aspettative 2026 delle MPMI lombarde"

I principali risultati del Sondaggio d’ascolto 'Bilancio 2025 e Aspettative 2026 delle MPMI lombarde’ di Confartigianato Lombardia, svolto dall’1 al 17 dicembre 2025 e che hanno coinvolto 1.366 micro e piccole imprese e imprese artigiane associate, evidenzia per il 2025 un calo complessivo del fatturato dell’1,5% rispetto all’anno precedente, con una flessione più marcata nel settore manifatturiero (-3,6%).

Nel corso del 2025 le imprese hanno risentito principalmente dell’aumento dei costi di produzione, della carenza di personale, della concorrenza di prezzo e della riduzione della domanda interna. Nonostante il calo della produzione, due MPI su tre hanno mantenuto invariato l’organico, soprattutto a causa delle difficoltà nel reperire nuova manodopera.

Delle tensioni geopolitiche che caratterizzano il mercato le imprese, sia quelle esportatrici che quelle non orientate al mercato estero, indicano come fattori più penalizzanti il conflitto Russia-Ucraina e la recessione del mercato tedesco.

Tra le decisioni ritenute più efficaci adottate nel 2025 figurano gli investimenti in nuovi macchinari/attrezzature, la digitalizzazione di uno o più processi aziendali e l’attivazione di percorsi formazione personale. Al contrario, sono giudicate negativamente la realizzazione di lavori a basso costo, il mancato adeguamento dei prezzi a seguito dell’aumento dei costi e la concessione di condizioni di pagamento troppo dilatate

Andamento in controtendenza, rispetto al dato medio, per il fatturato 2025 (+2,6%) del 15,4% delle imprese che negli ultimi anni sono state coinvolte direttamente o indirettamente in progetti finanziati con fondi del PNRR. Coinvolgimento particolarmente rilevante per il settore delle Costruzioni.

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 sono considerate un’opportunità dal 5,4% del totale imprese partecipanti al sondaggio, quota che sale per quelle che intercettano la domanda turistica (23,5%) e per le imprese localizzate nei territori di Sondrio, Monza-Brianza e Bergamo soprattutto per l’aumento dei flussi turistici, la maggiore visibilità, il miglioramento delle infrastrutture e la vicinanza ai luoghi in cui si svolgeranno i giochi olimpici.

Guardando al 2026, la maggioranza degli artigiani prevede una sostanziale stabilità rispetto al 2025. Si rilevano saldi negativi più ampi - differenza tra quota imprese che prevede un aumento e quelle che prevedono una riduzione - per le voci investimenti e margini (-16 p.p.).

Infine, rispetto alle prospettive di continuità aziendale nei prossimi cinque anni, il 65% delle imprese prevede di proseguire l’attività con l’attuale proprietà, il 12,9% con figli/nipoti, mentre l’8,1% ipotizza le vendita dell’impresa o data in gestone a terzi e il 9,1% ipotizza la chiusa definitiva. Le principali motivazioni di chiusura riguardano il pensionamento senza ricambio generazionale, l’eccessivo peso dei costi e della pressione fiscale e la scarsità di commesse a fronte di basse marginalità.

 

BILANCIO 2025

La dinamica del fatturato delle micro-piccole imprese (MPI) e imprese artigiane lombarde nel 2025, rispetto all’anno precedente, è negativa e pari al -1,5%. Tale andamento è determinato principalmente della flessione registrata nel Manifatturiero (-3,6%) e nelle Costruzioni (-2,7%); all’opposto i Servizi mostrano una lieve crescita del +0,7%. Nel dettaglio a registrare perdite più ampie sono le MPI e imprese artigiane dei settori di pelli e calzature, del tessile, della fabbricazione macchinari e di prodotti in metallo.

Nel corso del 2025 le principali difficoltà segnalate dalle imprese riguardano: l’incremento dei costi di produzione (materie prime, energia, assicurazioni, etc.) (63,0%), la carenza di manodopera qualificata (41,4%), concorrenza di prezzo e presenza abusivismo (33,5%), cambiamento/riduzione domanda interna (25,9%), costi elevati di tecnologie e attrezzature (19,7%) e instabilità dei mercati (19,4%).

 

In risposta alla difficoltà di reperimento della manodopera, il 68% delle imprese ha mantenuto invariato l’organico anche a fronte di un calo della produzione. Tale quota che si alza al 72,5% per il comparto che subisce il misura maggiore il problema, le Costruzioni (53,3% segnala difficoltà a trovare persone da inserire nel proprio organico vs 41,4% totale).

Rispetto alle scelte assunte nel corso dell’anno gli imprenditori artigiani e di MPI indicano più frequentemente come peggiori scelte: l’aver accettato lavori/ordini a basso margine o sottocosto, il non aver adeguare i prezzi all’aumento dei costi e l’aver concesso pagamenti lunghi e/o tollerato ritardi. Al contrario, sono valutate positivamente le decisioni di investire in nuovi macchinari e attrezzature, di digitalizzare uno o più processi aziendali e di puntare sulla formazione/aggiornamento del personale.



“Questi dati non ci restituiscono solo il polso dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle, ma il comportamento di un sistema imprenditoriale che ha reagito con responsabilità e visione. Di fronte a costi in aumento, domanda debole e mercati instabili, le micro e piccole imprese lombarde hanno tenuto la barra dritta, evitando scorciatoie che avrebbero compromesso il futuro.” È la posizione del Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti.

“Infatti, la scelta di difendere l’occupazione, di continuare a investire in macchinari, innovazione e competenze, di puntare sulla qualità anziché sulla competizione al ribasso racconta un artigianato che prova a costruire le condizioni per restare competitivo nel medio periodo. Allo stesso tempo, il sondaggio ci dice con chiarezza quali strade non funzionano: comprimere i margini, rinviare gli investimenti… finendo, così, per indebolire l’impresa e l’intero sistema.”

“D’altro canto, guardando al 2026, prevale un’attesa di stabilità, ma i saldi previsionali negativi su margini e investimenti ci dicono che le imprese restano prudenti. È un atteggiamento comprensibile, che chiede politiche economiche capaci di sostenere gli investimenti e dare un orizzonte di fiducia. Perché, senza certezze, anche le scelte più virtuose rischiano di non essere sufficienti.”


PNRR E OLIMPIADI

La quota di micro e piccole imprese lombarde coinvolte negli ultimi anni in progetti finanziati con risorse del PNRR si attesta al 15,4%. Il coinvolgimento risulta particolarmente elevato nel settore delle Costruzioni, dove la quota sale al 21,9%. Il supporto derivante dai finanziamenti del Piano ha contribuito a sostenere la performance economica delle imprese direttamente o indirettamente interessate: nel 2025 il loro fatturato registra infatti una crescita del +2,6%, in netta controtendenza rispetto al dato complessivo del sistema (-1,5%).

 

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 rappresentano un’opportunità per il 5,8% dell’artigianato, quota che sale al 23,5% tra le MPI in grado di intercettare la domanda turistica. Nella maggior parte dei casi, l’evento è considerato un’opportunità per l’aumento delle commesse e delle richieste di servizi, la crescita del turismo, lo sviluppo di infrastrutture e cantieri sul territorio e una maggiore visibilità e attrattività economica con effetti diretti e indiretti sulle filiere locali. Accanto a questi impatti indiretti, alcune imprese segnalano un coinvolgimento diretto, tra cui fornitori di impianti di refrigerazione per i palazzetti del ghiaccio, produttori di abbigliamento tecnico, imprese impegnate nei lavori infrastrutturali e nella realizzazione degli impianti (come il Forum di Assago e il polo fieristico di Rho), aziende fornitrici di sponsor olimpici e imprese specializzate nella produzione di reti impiegate sulle piste da sci.

 

Commenta il Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti:

“Il fatto che una quota limitata di imprese indichi oggi le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 come un’opportunità va letto alla luce dell’ampiezza del campione: il sondaggio coinvolge l’intero spettro delle micro e piccole imprese lombarde, è naturale che a percepire più direttamente l’impatto siano alcuni determinati comparti, in particolare se consideriamo realtà localizzate nelle aree più prossime ai luoghi dei Giochi.”

“I dati ci dicono, però, anche altro: dove le imprese intercettano la domanda turistica, i servizi, le infrastrutture e i lavori collegati, la percezione cambia radicalmente. È qui che si gioca la vera sfida olimpica per l’artigianato lombardo: trasformare un evento in un processo, una commessa in una relazione stabile, un cantiere in competenze che restano.”

“La legacy non è fatta solo di opere, ma di filiere che si rafforzano, di imprese che crescono in organizzazione, qualità e capacità di lavorare insieme. Perché questo accada servono politiche industriali e territoriali che vogliano includere le micro e piccole imprese e di accompagnarle dentro le catene del valore. Solo così Milano-Cortina potrà lasciare un’eredità economica vera e duratura ai territori. ”

“Le micro e piccole imprese sanno che i grandi eventi non generano benefici automatici: senza connessioni di filiera, senza accesso alle commesse e senza accompagnamento, il rischio è che l’impatto resti “per pochi”, concentrato e temporaneo.”


ASPETTATIVE 2026 E FUTURO 

Per i primi sei mesi del 2026, le aspettative degli artigiani lombardi indicano prevalentemente una condizione di stabilità. La quota più elevata riguarda l’occupazione, per la quale il 73,4% delle imprese prevede una situazione invariata. Seguono gli ordini e le commesse (64,9%) e i margini di profitto (58,2%), mentre la stabilità degli investimenti è indicata da una quota più contenuta di imprese (48,2%).

 

Tuttavia, i saldi previsionali — calcolati come differenza tra la quota di imprese che prevedono un aumento e quella che prevede una diminuzione — risultano negativi per tutte le variabili considerate. Le aspettative più critiche riguardano i margini di profitto, che registrano un saldo pari a -16,7 punti percentuali, e gli investimenti (-16,5 punti percentuali). Seguono l’occupazione (-6,7 punti percentuali) e gli ordini/commesse (-5,0 punti percentuali), per i quali i saldi negativi risultano più contenuti.


 

 Nei prossimi 5 anni il 64,9% prevede di proseguire l’attività con l’attuale proprietà, mentre la restante quota del 35,1% ipotizza un cambiamento. In particolare, il 12,9% prevede un passaggio generazionale a figli/nipoti, il 9,3% prevede la chiusa definitivamente – opzione più frequente nel settore delle Costruzioni - e l’8,1% ipotizza la vendita dell’impresa o la gestione da parte di terzi.

 

Sulla base delle risposte fornite dagli imprenditori, le principali motivazioni alla base della chiusura definitiva risultano riconducibili a più fattori. In primo luogo emerge il pensionamento del titolare in assenza di ricambio generazionale legato al raggiungimento dell’età pensionabile, alla stanchezza dopo molti anni di attività e all’assenza di eredi o soggetti interessati a rilevare l’impresa. In questi casi, la chiusura non è necessariamente connessa a una crisi aziendale, ma piuttosto alla conclusione naturale del ciclo di vita dell’attività.

Un secondo elemento riguarda l’insostenibilità dei costi di gestione e della pressione fiscale (tasse e contributi troppo elevati, costi fissi in aumento, guadagno sempre più ridotti, scarsa tutela nei pagamenti, etc.) che non rendono più conveniente continuare. A ciò si aggiungono la mancanza di lavoro e di nuove commesse, la stagnazione della domanda e una concorrenza sempre più intensa, sia sul piano dei prezzi sia da parte del web e dei mercati esteri.


Completano il quadro l’eccesso di burocrazia e la complessità normativa, caratterizzate da adempimenti crescenti, normative in continuo mutamento e costi amministrativi indiretti sempre più rilevanti, nonché la carenza di personale qualificato e le difficoltà organizzative, in particolare nel reperire manodopera e nel coinvolgere giovani disponibili a subentrare.


Consulta i risultati completi e i dati provinciali nella nostra area dedicata all'Osservatorio MPI

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